PROGETTI

“Non so se sia eccesso o mancanza di sensibilità, ma è un fatto che le grandi tragedie mi lascino quasi indifferente. Ci sono sottili dolori, certe situazioni e rapporti, che mi commuovono assai di più che una città distrutta dal fuoco.”

(Silvio D’Arzo, Casa d’altri)

LA MISURA DEI PASSI

Sceneggiatura: 

Francesca Aufiero

Cristiano Governa 

Paolo Muran


Regia 

Paolo Muran

Bologna, 13 ottobre 2020, è il primo giorno della terza guerra mondiale.

Nessuno può dire quanto durerà e cosa succederà. Di sicuro, per l’umanità non è una giornata come le altre.

Eppure la vita va avanti e proprio a Bologna la casualità vuole che, in quello stesso giorno, due vecchi compagni di scuola che non si vedono da 40 anni, un sacerdote (Tonino Riccò) e un convinto attivista del vecchio PCI (Ennio Biolchini), siano stati misteriosamente convocati dall’altro loro amico del liceo, Piero Riguzzi, per tirare le somme circa le loro esistenze.

E magari rivelarsi l’un l’altro, qualcosa di segreto. Di inconfessabile.

L’unica cosa buona della guerra è che costringe le persone a parlarsi.

La convocazione è avvenuta a mezzo lettera che Riguzzi stesso aveva spedito ai due, un mese prima del loro ritrovo. La data scelta era il 13 ottobre, perché in quel giorno compie gli anni Bruna Fortuzzi, la ragazza (ormai donna quasi in pensione) della quale tutti e tre erano innamorati al liceo. Il tutto avverrà lungo una passeggiata a loro molto cara: quella che da via Saragozza s’inerpica su per il porticato di San Luca.

Il Guinness dei primati dice che abbiamo il portico più lungo del mondo, ma a noi non è quello che importa.

Il portico di San Luca è la nostra Monument Valley, è lo sfondo delle nostre vite e allo stesso tempo il balcone sulla città, è il tragitto che tutti quanti abbiamo fatto con un segreto nel cuore o il posto dove, senza un motivo preciso, siamo andati per riordinare le idee come una sorta di prolungamento del tinello di casa nostra.

E così, mentre il mondo arriva a un colpo di scena, anche la vita di quei due, approda ad una sorta di colpo di scena. La tragedia collettiva dell’umanità da un lato e i piccoli misteriosi “effetti personali” di quelle due esistenze.

Qual è la vera Storia da raccontare? Cosa conta di più?

Le città in fiamme o i segreti dei banchi di scuola? Proprio come facevano da giovani, i

nostri protagonisti salgono a San Luca.

Fin da quando erano ragazzi infatti era

solo lungo quel tragitto che riuscivano a dirsi la verità. E anche stavolta, occorrerà l’ombra del portico per ritrovare la giusta lucidità e sincerità per “risolvere” alcune piccole questioni rimaste in sospeso fra di loro.

La perdita della fede da parte del

sacerdote e, viceversa, la necessità crescente del comunista di “telefonare a Dio” sono due delle confessioni che i due amici si faranno, appurando che, in qualche modo, si stanno curiosamente trasformando l’uno nell’altro.

Fare luce sugli snodi del destino e delle reciproche esistenze risulterà una pratica in grado di cambiare per sempre la loro vita, tanto quanto una guerra

Ma c’è dell’altro. “Che succede quando i segreti inconfessabili vengono confessati? Cosa accade dopo che è uscita la verità?” domanda Tonino a Ennio...

La risposta proveranno a fornirla i tre personaggi che, Ennio e Tonino incontreranno nel tragitto verso San Luca. Si tratta di un bambino, un cieco, una prostituta.

I tre hanno una particolarità: appartengono ad epoche diverse e sono tutti e tre morti.

Il bambino è morto a dodici anni verso le fine degli anni settanta, la prostituta si è suicidata a 29 anni, verso la metà degli anni 50. Il cieco è morto al cinema, a metà degli anni 90, nello stesso cinema nel quale incontrò l’amore della sua vita (la sua donna faceva la maschera).

Sono tre anime che vagano sue e giù per il portico di San Luca in attesa che a qualcuno interessi ascoltare la loro storia.

Sullo sfondo della passeggiata dei due protagonisti, la voce di uno speaker di una radio locale e gli altri avventori del portico, i passanti, ci aggiorneranno sulla guerra, attraverso le breaking news dal fronte che, più o meno confusamente raggiungono la redazione e trovano eco negli smartphone delle persone.

Notizie di guerra e canzonette, questo avrà da offrire la radio oggi.

La guerra resta una presenza sullo sfondo, l’attesa inquietante del nostro destino, mentre proviamo a capirci qualcosa del nostro presente e del nostro passato. Il conflitto aleggia dietro i nostri personaggi, raggiungendoli più come una sorta di eco lontano che di una notizia realmente capace di incidere sulle loro esistenze.

Ciò che importa a loro è oggi, è questa passeggiata e raccontare ognuno la propria vicenda umana. Le sorti del mondo, al momento, possono attendere.

Questo è il richiamo alla frase iniziale di Silvio D’Arzo che spiega, prima ancora della trama, l’aria, l’anima del film.

L’idea che la vita di ognuno di noi, anche nelle sue pieghe più piccole e nascoste valga tanto quanto le sorti dell’intera umanità.

Sul finire della passeggiata, raccontate tutte le storie e svelati tutti i segreti, ai due resta il dubbio sul come mai Riguzzi non si sia fatto vedere.

In qualche modo lo ha fatto.

E’ infatti Riguzzi che ha spedito sulla strada dei suoi amici le tre anime, per schiarire loro le idee, e lo ha fatto perché anche Riguzzi (subito dopo aver spedito loro la lettera) è deceduto.

“Invece di aspettarvi sotto, vi aspetto su. Per sempre e senza fretta” dirà loro in voce off mentre, spaesati, lo cercano sotto al santuario della Madonna di San Luca.

Nei titoli di coda vedremo tutti i nostri personaggi, i due protagonisti e le tre anime che li hanno attesi, sul trenino che scende da San Luca, verso la città.

Come una sorta di autobus, il trenino lascerà ognuno di loro, vivi o morti che siano, davanti al rispettivo portone di casa (Ennio e Tonino), o magari all’indirizzo dove avevano “lavorato” (la prostituta delle case chiuse) o magari davanti al cinema nel quale hanno trovato l’amore (il cieco), e nel cortile dove hanno “imparato a giocare” .

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